I’m not dead (yet)

                       

La mia patologica capacità di cacciarmi in più impegni di quanti io possa sostenere mi ha purtroppo impedito (e mi impedisce tuttora) di aggiornare il blog con un intervento minimamente pregnante. Nella fattispecie, sto scrivendo un racconto sul lavoro precario che ha per protagonista Carlettone, studio per l'ultimo esame della specialistica, leggo a tempo perso l'epistolario di Dylan Thomas e l'opera omnia di Michele Vaccaro, del quale ho terminato Attualmente non mi conosco, raccolta di poesie, racconti e aforismi di raro squallore che illuminano della loro tenue luce le mie giornate. A breve comincerò inoltre un tirocinio al consolato inglese di Napoli, e sto considerando, en passant, di commercializzare il video di Belen, di cui sono un (ormai) fortunato detentore, o in alternativa comprare droghe e un'arma. Ultimamente infatti uno dei miei passatempi è perdermi nei meandri del "deep web", campionario della più svariata – e reale – umanità.

Marco Simoncelli morto


Aggiorniamo la sezione "Necrologio" con la scomparsa fresca fresca del supercampione di motociclismo Marco Simoncelli, del quale com'è ovvio non mi è mai importato una minchia, salvo considerarlo l'antitesi di tutto ciò che ritengo avere una qualche forma di valore intrinseco. Voglio tuttavia onorare la sua gioventù e salutarlo con le parole di Andrea Zanzotto, scomparso la settimana scorsa a novant'anni e della cui dipartita – ed esistenza – pochi hanno purtroppo avuto notizia:

Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
- soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli -
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu
primavera non luglio non autunno
ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch'io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
Chiarore acido che tessi
i bruciori d'inferno
degli atomi e il conato
torbido d'alghe e vermi,
chiarore-uovo
che nel morente muco
fai parole
e amori.

P.S. Poco fa apprendevo che l'ex leader libico Muammar Gheddafi, prima di essere colpito alla tempia dal proiettile sparato da una pistola d'oro, è stato stuprato con un bastone.

P.P.S. È morto anche Don Mazzi. Non avendo avuto una gran fortuna in fatto di tempistica, è molto probabile che la notizia passerà in sordina, surclassata dall'impatto emotivo che sta avendo la dipartita del suo imberbe antagonista.

Belen video porno

       

 

Ritengo sia un servizio di pubblica utilità mostrare, quando possibile, il reale in tutta la sua "realità". Essere scevri da sovrastrutture e rinunciare alle mitizzazioni dovrebbe servire a riconnetterci con il nostro lato più vicino alla natura. Per questo ritengo utile mostrare il video di una Belen Rodriguez diciassettenne che si fa schiacciare da un aitante giovanotto argentino, il quale tra l'altro mostra di gradire particolarmente il gusto dell'ano della bella presentatrice.

L'eventuale impennata di visite a questa pagina che potrebbe verificarsi sul medio o lungo termine non dovrebbe considerarsi come un banale ristoro dell'amor proprio del sottoscritto, ma come un onorevole obolo pagato alla mia personale e donchisciottesca battaglia contro il "velo di Maya" che quotidianamente annebbia e confonde le coscienze. 

Link streaming qui, link download qui.

edit 22/10:

Il file è stato rimosso da Megaupload, è tuttora ancora possibile visionarlo in streaming.

Bataan

                                 

 L’accidentato e beffardo percorrere le vie del ‘sentimento’ mi ha portato, complice la costante meditazione su quanto sia insanabile l’incompatibilità tra essere umano ed essere umano, a trovarmi d’accordo con la tesi della poetessa neozelandese Fleur Adcock, che in una bella poesia ci illustra la delicatezza – e, aggiungerei, l’opportunità – dello scoparsi i morti.

  Il componimento, con relativa traduzione in italiano, che per motivi di tempo e voglia non riporterò qui, si trova nel volume 2010 – L’annuario mondiale della poesia, regalatomi giusto stamane dal mio relatore (1, 2).

  Il relativo tempo libero che mi concedo dopo ogni esame mi ha permesso inoltre di riprendere la lettura del lungo saggio sullo sterminio delle popolazioni native del continente americano, perpetuato nei secoli dagli europei; mi sento a tal proposito particolarmente vicino all’esempio del beato padre Junípero Serra, noto bastonatore di indios, il quale usava mortificare pubblicamente il proprio corpo flagellandosi e battendosi il petto con un grosso sasso appuntito, fino a sanguinare copiosamente e a far temere per la sua vita.

  Un’altra lettura che sto portando avanti con somma fatica e che da parecchi giorni svetta nella mia personalissima classifica di cartacei da toilette è il romanzo Profondo Criminale, che considero un utile compendio di tutte le caratteristiche che un libro decente non dovrebbe avere. Ho dunque deciso – a memento della vanità insita in ogni oggetto da considerarsi ‘piacevole’ – di includerlo nella povera serie di effetti personali che porterò con me durante la ‘marcia di purificazione’ che mi piacerebbe intraprendere in un futuro prossimo venturo, e che mi condurrà probabilmente ad esalare l’ultimo respiro nel tentativo di elevarmi (o affossarmi) rispetto a una realtà che faccio fatica a comprendere.

  Vi saluto ricordando agli autori dello scherzone – peraltro, preciso con una certa soddisfazione, risoltosi senza alcuna conseguenza – gentilmente dedicatomi dalla cricca di A.M., che avrebbero dovuto spremersi di più le meningi: è difficile, per chiunque mi conosca un minimo o semplicemente legga il blog, pensare che io possa sposare e ingravidare una persona che scriva mail peggio di un dodicenne ritardato.

  Colgo inoltre l’occasione per ricordare che possiedo un’ampia collezione delle foto di cui questo blog era tappezzato fino a pochi mesi fa e di foto ancor più grottesche, e che ora, nonostante la sfera del mio privato sia rimasta illesa e sia fallito il vostro tentativo di colpirmi, siete nei miei pensieri.

L’aspirazione individuale al progresso

 Ultimamente sono stato preda di riflessioni a più livelli che al solito mi lasciano abbastanza incerto, quando non interdetto, rispetto al ‘chi siamo’ e al ‘cosa facciamo’, insomma rispetto ai quesiti che non possono non far parte del vademecum di ogni sfaccendato che si rispetti.

 In particolare la lettura del saggio di José María Maravall L’aspirazione individuale al «progresso» come fenomeno sociale mi ha aperto gli occhi sulla tipologia della mia emarginazione sociale, la cosiddetta «emarginazione occulta»: tipica cioè degli individui i quali, «sempre con modi irregolari, sono spinti da un’aspirazione a cambiare il loro stato, ossia vogliono mutare la posizione individuale nel complesso sociale, ottenendo o fingendo di ottenere una collocazione più soddisfacente o vantaggiosa all’interno del sistema. Si mantiene una calcolata volontà di ottenere beni che la società offre, ma che sono proibiti ad un individuo di tale posizione o livello».

  È poi ovvio che – almeno per quanto riguarda il sottoscritto – l’aspirazione individuale al progresso in una società già così ben avviata al declino come la presente, considerato il tetto massimo di un’ottantina d’anni, in media, entro i quali agire, e tenuto conto che il risultato più consistente che si possa raggiungere, visto da una prospettiva più ‘alta’, è quello di avere costantemente lo stomaco pieno e lo scroto vacante, risulta un inutile spreco del tempo che ci è stato concesso su questa terra. Tempo che potrebbe dunque essere utilizzato in maniera molto più soddisfacente trascorrendolo per intero a soddisfare i primordiali bisogni biologici quali mangiare, cacare, eiaculare e grattarsi, senza darsi troppi pensieri rispetto a questioni quali l’ascesa sociale e il particolare tipo di (auto)venerazione che da essa deriva.

  Il carattere masturbatorio di qualsivoglia sforzo sociale è stato compreso e mirabilmente dimostrato da un giovane brasiliano, rifugiatosi nel rassicurante mondo della pornografia prêt-à-porter, il quale si è letteralmente ammazzato di seghe, morendo forse per un arresto cardiaco dopo ben quarantadue atti di onanismo consecutivi. Peraltro dal fronte biologico a quello letterario il carattere autoerotico di alcune pulsioni è lo stesso, volendo ad esempio considerare la mia ultima scoperta: il romanzo Sara di Susanna Angelino, del quale vi consiglio di gustare l’estratto e il delirante plot a questo link. Per tacere dell’ultimo infausto acquisto di mio padre, che raggiunta l’ ‘età della saggezza’ si sta pericolosamente spingendo negli spinosi anfratti dell’indignazione salariata.

  A ogni modo credo che il mio umore migliorerebbe parecchio se prendessi a frequentare “Carlettone” (soprannome acquisito dopo il ben più problematico "Carletto fieto 'e 'mmerda" di qualche anno fa), ovvero C. E., peculiare personaggio pompeiano nonché temuto P.R. scassacazzi e mio ex compagno delle scuole medie. Una delle cose che mi sono ripromesso di fare prima di abbandonare questa valle di lacrime è infatti farmi scattare una foto insieme a lui, sfoggiando il mio miglior sorriso da “emarginato occulto”: il suo sorrisone pacioso, nel poster che farei stampare a grandezza naturale e appenderei in camera mia, illuminerebbe di gioia i restanti giorni che mi separano dalla gloria eterna:

  Riguardo alla cura del corpo, che evidentemente Carlettone ha continuato a trascurare negli anni, continuo imperterrito ad allenarmi tre volte a settimana; ho anche preso a seguire un’alimentazione sportiva, che la dice lunga sul livello di alienazione, rispetto ai “piaceri della vita”, che ho raggiunto (non senza un duro lavoro su me stesso):

  Un altro che quanto a stile di vita sembra non avere ormai più nulla da perdere è il “rocker di Zocca”, che in questo video (tra i tantissimi circolanti in rete) dimostra a quali derive possa sospingere un’esistenza votata, fra l’altro, all’aspirazione individuale al progresso di cui sopra. Che poi nel seguire la triste vicenda di Vasco Rossi e tornando con la mente al racconto da me scritto un paio d’anni orsono, credo sia opportuno farmi crescere una lunga barba, comprarmi una tunica e andare in giro così, per rendere manifesta la mia condizione di profeta. D’altro canto la mia abitudine di controllare i “tag” che portano a questa pagina mi lascia dedurre con un certo margine di sicurezza che anche il novanta percento dei lettori del mio blog debba darsi il suo bel daffare per uscire alla pari dal quotidiano scontro con la propria esistenza; questi i tag relativi all’8 settembre:

avril lavigne si fa i ditalini
facebook
malattia daun
peni storti

  e questi quelli relativi alla giornata di ieri:

alessandro mariacci
carcasse cani
che cos' è il nazionalismo in letteratura comparate?
dei delitti e delle pene commento
extremescat chiuso
mosche carcasse
porno cazzo insano

  Per chiudere, come promesso, lo scorso martedì mi sono recato al centro commerciale Plaza di Scafati per assistere all’atteso concerto di Gigione, di suo figlio “Jò Donatello” e della terza artista della famiglia Ciaravola, la giovane “Menayt”. Le foto non sono un granché, ma gli adepti erano molti ed io ero in una posizione non proprio ottimale, ma ho comunque potuto godermi perle quali Il bombolone, Il ballo del cavallo, La carcioffola ed altre innumerevoli hit in cui si alludeva senza troppi fronzoli a cazzi, fiche e pratiche sessuali varie. La peculiarità di questa impresa familiare è che riesce a coniugare con allegria ed estrema facilità il sacro e il profano, e infatti la seconda parte del concerto era dedicata perlopiù a figure elette tipo Giovanni Paolo II o il perfido Padre Pio. Di seguito, qualche scatto:


 

 L’entrata in scena di Gigione, con le sue suggestioni di luci azzurre e fumo denso, mi ha fatto seriamente dubitare di essere finito all’inferno, e che il cantante di Boscoreale fosse Satana in persona:



 

 Ho trovato poi quasi catartico il momento in cui Donatello, peraltro sempre più simile al padre man mano che il tempo beffardo infierisce su di lui, ha invitato un gruppo di ragazzini per cantare insieme a lui Il gelatino, canzone evidentemente dedicata alla pratica della fellatio (e ricca di numerosissimi strafalcioni sintattico/grammaticali):


  Infine, mai avrei immaginato che questo blog mi avrebbe portato a fare la conoscenza di altri esseri umani, e in particolar modo di esseri umani femminili, ma tant’è, ho cominciato a chiacchierare con una lettrice assidua del sito e abbiamo deciso di incontrarci. Non dirò altro, almeno per adesso, per tre motivi: mi trovo sempre più ad apprezzare l’arte orientale del silenzio e della discrezione, spesso in contrasto con la tipologia di persone/luoghi che mi circondano; questa pagina è diventata, col tempo, sempre meno anonima e ‘privata’, per cui riguardo agli affari personali e condivisi posso essere goliardico fino a un certo punto; ho cominciato, negli ultimi frangenti, a credere seriamente all’esistenza di energie negative che si attivano ogniqualvolta io parli di un determinato progetto che ho in mente di compiere sul breve o lungo termine – il “tifone Talas” in questo senso è emblematico, dato che ha fatto saltare un primo incontro nella capitale che avevo in programma – per cui chiudo questo estenuante post con un umanistico invito a custodire per voi, a scanso d’equivoci, le cose a cui tenete di più.

La conquista del Nuovo Mondo

 Essendo di base un pezzente, mi trovo a comprare spesso le uscite settimanali tipo I grandi della narrativa etc., che escono coi quotidiani “de sinistra” – è pacifico che chi acquista Libero et similia non legga libri di sorta – in genere quando in allegato al giornale ci sono riviste di merda, per incrementare le vendite. È per questo che in casa mia, oltre a libri pagati un euro e di conseguenza rilegati male e che presentano introduzioni di Baricchi e Ammaniti vari, oltre che pessime scelte tipografiche, si può trovare un gran numero di riviste patinate che tendenzialmente campeggiano con orgoglio nel cesso, col tacito accordo di tutti i membri del mio nucleo familiare.

 Poco fa sfogliavo per l’appunto D, allegato rosa di Repubblica, soffermandomi, dopo aver bellamente sorvolato un’intervista a Kate Winslet dal titolo Winslet: Romantica a me? e articoli d’attualità tipo Il carrello della spesa e tutti quei perché o Tutti i malanni del nostro frigorifero, sulla rubrica della posta in ultima pagina curata dal filosofo Umberto Galimberti.

 In breve, per rispondere alla mail di una lettrice ‘disperata’, Galimberti spiega come “felicità” e “consapevolezza della propria mortalità” siano incompatibili e come il senso della tragedia che pervade l’esistenza sia tornato in auge dopo ‘la caduta’ dell’etica religiosa a partire dal fatidico «Dio è morto» nietzschiano. Com’è ovvio che sia per un divulgatore che scrive su riviste di ampia tiratura, Galimberti a un certo punto della sua risposta recita:

Eppure dobbiamo essere grati alle religioni, e al cristianesimo in particolare, perché, vera o illusoria che sia la promessa dell’immortalità, hanno diffuso un ottimismo nel futuro che ha contagiato la scienza nella sua fiducia nel progresso, la politica nel miglioramento delle condizioni umane, la ricerca che non dismette il bisogno di conoscere che non troverebbe ragione in una visione tragica dell’esistenza.

 Mi pare inutile insistere sul carattere di azzardo che dichiarazioni del genere hanno per me, se non altro considerato il fatto che il progresso scientifico si muove su nessun’altra base che la paura boia di morire e la vana speranza di allungare la vita e, per quanto riguarda politica e ricerca italiane, meglio stendere il più pietoso dei veli.

 Il mio attuale pessimismo potrebbe essere comunque influenzato negli ultimi giorni dalla lettura del saggio di David E. Stannard Olocausto americano – La conquista del Nuovo Mondo, che sto portando avanti in maniera lenta e asistematica causa inizio studio del penultimo esame universitario della mia vita. Tuttavia il germe della speranza non dev’essere morto nei miei coetanei, se è vero come è vero che quotidianamente mi ritrovo sulla bacheca di Facebook annunci di questo tipo:

                                  

 
 Mi sono interrogato inoltre su quanto il discorso appena accennato possa avere a che fare, ad esempio, con l’affermarsi di una concezione scatologica dell’esistenza e col ritorno alla fruizione gioiosa e manifesta delle deiezioni corporali. La rabelaisiana commistione di cibo, sesso ed escrementi è declinata in tutta la sua leggerezza da tal Laura Panerai, pornostar nostrana e ‘ciaciona’ che in questo video ci illustra una rinnovata e sorridente “filosofia del Boudoir”. Regalando tra l'altro agli utenti della centoxcento un momento di poetica realtà quando dichiara con candore – nel film da cui è tratto il video, Il ritorno di Laura Panerai, link streaming qui – a dispetto del suo atteggiamento compagnone e sorridente, di essere «in depressione».

 Per concludere, durante la stesura di questa breve riflessione chiacchieravo con un mio amico su quale potesse essere un modo per risollevare la nostra povera condizione economica e al contempo compiere un’azione che aiutasse l’ago della giustizia a pendere un po’ di più dalla parte di noi diseredati, e mi è venuta in mente questa bestiola:

                                                     

 
 L’insopportabile canide ritratto ha nome “Titina” ed appartiene alla proprietaria del ristorante di Pompei nel quale io stesso ho "lavorato" l'estate scorsa, e da parecchio tempo due miei amici vengono sfruttati bisettimanalmente, dovendo affrontare un imponente carico di lavoro a fronte di una paga da fame, a cottimo e, come di prammatica nel belpaese, a nero. L’idea sarebbe quella di rapire Titina e chiedere un riscatto di qualche migliaio di euro, da spendere poi in bevande energetiche di cui da un po’ di tempo a questa parte, sera dopo sera, faccio abuso. Terrò il blog aggiornato sull'esito del progetto, sia che esso vada a buon fine, sia, nella peggiore delle ipotesi e ammesso che le carceri italiane permettano ai detenuti l'utilizzo di internet, nell'eventualità in cui qualcosa andasse storto.

 Vi saluto lasciando l’invito, per quelli di voi che abitassero in zone limitrofe alla mia, a partecipare, il prossimo 6 settembre, a un gustoso evento mondano scafatese, la Sagra della pizza: ospite canoro nientepopodimeno che il cantante Gigione con i tre quarti della sua famiglia! Se il mio cuore reggerà l’urto quotidiano delle bevande a base di caffeina e taurina di cui sopra, mi premurerò di documentare il tutto con foto e di scrivere una recensione del concerto che, ovviamente, seguirò per intero e dal miglior posto che riuscirò ad accaparrarmi.

Incoscienza etica

Di prassi avrei posto a emblema della mia nota en plein été una bella foto di A.M. in vacanza in un posto esotico “x”, intenta ad ammiccare all’obiettivo mentre si copre maliziosamente il ‘florido’ seno di ventenne. Tuttavia, a dispetto della mia ormai ampia collezione privata di queste chicche, mi sono impegnato moralmente a non pubblicarne più qui, ed è in questi frangenti che la sua ‘compagnia virtuale’ è più rimpianta e la mia poca accortezza nel giocare coi “tag” maggiormente rimproverabile, ma pazienza.

Ci tocca accontentarci di costui:

[IL MONDO SAREBBE UN POSTO MIGLIORE SENZA DI TE, S.C.]

giovane abitante di Secondigliano (Na), nonché iscritto a Lettere Moderne; ho deciso di prendere lui a memento, in questi ultimi mesi di studio debosciato, del fatto che il percorso di studioso da me scelto sarà irto di ostacoli e disillusioni, destinate probabilmente a peggiorare nel corso degli anni:

Peraltro notavo che sul profilo facebook ha scritto, accanto al nome, la frase “Io amo pariare”. Il verbo “pariare” è un dialettalismo campano che originariamente sta per “digerire”, ma il cui significato è passato a indicare il divertirsi. Si potrebbe quindi considerare l’hobby preferito del giovanotto in questione nel senso letterale del termine, e cioè far sì che i propri succhi gastrici corrompano ogni stimolo esterno ingurgitato dall’organismo per poi espellerlo sotto forma di materia organica di scarto, per temere a maggior ragione la deriva verso la quale personaggi di tal risma spingono il mondo degli studi superiori. Che da parte sua pure, se vogliamo, abbonda della materia organica di scarto di cui sopra.

Venendo al concreto, la stagione estiva si sta rivelando particolarmente funesta: la Grande Mietitrice non si è risparmiata, falciando, nell’ordine, l’attore californiano Peter Falk, purtroppo già da tempo a cavallo di un demone non indifferente, la cantante londinese Amy Winehouse, per la quale non ho mai provato empatia e la cui morte non deve avermi strappato più di un rutto, oltre al sempre consolatorio per i cinici: “Se l’è cercata”; infine, ne vengo a conoscenza oggi, l’ex giocatore di football ed attore Charles Aaron “Bubba” Smith, famoso interprete del “sergente Hightower” nella serie di film Scuola di polizia. Il mondo letterario saluta invece la scrittrice ungherese Agota Kristof, che ho messo nella lista degli autori da approfondire.

Per non parlare della strage in Norvegia ad opera del poco originale Anders Behring Breivik, che se non altro ha il merito di aver apportato al suo insano gesto un tocco carnevalesco e satirico, travestendosi da tutore dell’ordine prima di appioppare un’abbondante dose di sventagliate nel culo ad oltre ottanta giovani sull’isola di Utoya.

Essendo invece, con una certa dose di sorpresa, sopravvissuto io stesso alla mia venticinquesima estate e ai sempreverdi notiziari in cui consigliano di tenere dentro casa i vecchi durante le ore più calde del giorno, ho deciso di acquisire una colorazione bronzea e di mantenere un regime alimentare (più o meno) ferreo per non sbracare durante l’unico mese dell’anno di non allenamento. Sono sempre più convinto, infatti, di volermi mimetizzare nel fatuo e illusorio mondo che mi circonda attraverso la cura dell’aspetto e la massima dissimulazione delle mie facoltà intellettive, in modo da sfruttarne al meglio gli eventuali vantaggi (che si limitano perlopiù a una vita all’occorrenza non destinata alla totale solitudine e all’astinenza sessuale) e ridurre di un tot il peso di un’esistenza votata comunque più all’aspetto ‘cerebrale’ che a quello ‘estetico’. Ho quindi cominciato a prendere il sole sul terrazzo di casa: credo sia uno degli ultimi scogli che mi separano da uno stato che si potrebbe definire di ‘incoscienza etica’.

Nel frattempo mi sono letto il consistente The Dome di Stephen King, e L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson; quest’ultimo in particolare mi ha fatto riflettere su quanto di poco utile vi sia dietro la ricerca di un ‘tesoro’ che si riveli essere un’avventura di morte e presa di coscienza della fondamentale malvagità dell’essere umano. Le prossime voci da spuntare, dopo aver letto un paio di libri critici su Dylan Thomas (il profilo di G.S. Fraser e il saggio del bravo Roberto Sanesi, che mi sto sciroppando in questi giorni), sono La stanza di Jacob di Virginia Woolf e un Dostoevskij a scelta tra i molti della polverosa biblioteca paterna.

Tra le pellicole da me visionate negli ultimi tempi, mi sento di segnalare Il settimo sigillo (1956, scaricabile qui), intelligente e amara riflessione dello svedese Ingmar Bergman rispetto alla fede e (c.v.d.) alla morte. Film che tra l’altro mi ha, insieme ad altra marmaglia letteraria, ispirato nella composizione di un contributo parauniversitario a tema “le coincidenze”. Dovendo essere nei prossimi mesi pubblicato in un’antologia saggistico/narrativa, mi darà modo – nel corso del venturo anno accademico durante il quale verrà presentato come testo di studio – di rimediare con tutta probabilità un discreto quantitativo di fica, a mo’ di scorta per l’inverno.

Al prossimo post, Fedele Lettore, che il sole non ti frigga.

I Langolieri

L'ambiente musicale è irto delle spine dell'ipocrisia. Un modo corretto di perseguire con integrità il viaggio rischioso del rendere fruibili i "moti dell'animo" che ognuno di noi, a suo modo, coltiva, potrebbe essere il mantenersi "fedeli alla linea", e considerare tutte le miserie e le piccole meschinità circostanti sotto l'illuminante luce dell'ironia:

    
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La ricetta per l’amore

È un po’ che non mi faccio vivo, ma a tutti gli effetti la tipologia di letture da me affrontata negli ultimi tempi, unitamente alle piaghe da decubito che mi sono spuntate sul culo a causa di una massacrante sessione estiva giunta finalmente al termine, la quale mi ha portato a quota meno due esami da una inutilissima laurea magistrale, si sposa abbastanza male con un concetto di ‘vita’, sociale e/o interiore, che abbia connotazioni interessanti o meritorie di un post.

In particolar modo la lettura del Mastro don Gesualdo, insieme all’approfondimento di Ezio Raimondi Verga moderno, mi hanno dato modo di riflettere in maniera attenta su uno scrittore molto più ‘nero’ di quel che potrebbe sembrare a uno sguardo superficiale; peraltro “vinto” lui stesso al pari dei personaggi che affollano i suoi due scritti maggiori: infatti non riuscì a completare neanche la metà del ciclo di romanzi che si era proposto di scrivere per affrescare il nulla umano e il vuoto del senso presente a tutti i livelli della società, da quella umile dei pescatori di Trezza, ai parvenu borghesi, all’alta nobiltà.

Vuoto del senso che dal mio punto di vista si manifesta, come al solito, nei modi più svariati, soprattutto nella dimensione depressa e mitomane di un sud Italia che sopravvive a se stesso. A tal proposito volevo segnalare una persona di mia conoscenza, B.E., che dietro la grottesca maschera di un forzato buonumore nasconde un disagio di grosse potenzialità, che spero porteranno nuovamente le rubriche di informazione (magari di carattere non solo regionale) a occuparsi di lei in un prossimo futuro. Peraltro io stesso ho letto un messaggio della “splendida docente di lingue e letteratura straniere” su un social network, che recitava, se non ricordo male: There is a party???.

Ciò mi fa sperare che nel corso dei prossimi secoli si ritorni a un più consono uso di una sola lingua in tutto il continente europeo, magari una nuova e imbastardita versione del latino medioevale, che se non altro eviterebbe la Babele di incomprensioni e mediocrità causate dalla sciatteria e dall’incompetenza della nuova classe insegnanti.

Quanto a incompetenza, ultimamente ho visionato spesso il video di “Mc Fierli”, temibile rapper capitolino che con il singolo Manuto invita i giovani d’oggi a non far uso di sostanze che potrebbero farli cadere “in un imbuto”, e che col suo motivetto catchy mi ha spinto, proprio come le droghe di cui invita a diffidare, a farne abuso. E tuttavia il “messaggio” della canzone non dev’essere proprio da buttar via, se è vera come è vera l’affermazione di Marco secondo cui è grazie a gente come “Mc Fierli” che a tutt’oggi non si è ancora suicidato.

Restando in ambito musicale e passando dalla denuncia drammatica del disagio dell’esistenza all’accettazione rassegnata e divertita dello stesso, segnalo un’altra canzone che mi ha tenuto compagnia nelle ultime settimane, La ricetta per l’amore di Gianfranco Marziano, che suggerisce al disadattato poco facoltoso dei tempi d'oggi i modi più ‘convenienti’ per non soffrire le aspre pene della solitudine.

È poi da un paio di giorni che ho ricominciato a guardare la tv, e ho notato che da quando Emilio Fede è indagato per il fatto delle zoccole del presidente del Consiglio, il livello qualitativo dell’offerta cinematografica di Rete4 è sensibilmente aumentato, offrendomi la possibilità di vedere Terminator e Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto uno via l’altro. Peccato perdermi Terminator 2 martedì prossimo, ho una serata con la mia band. E a proposito, approfitto dell’enorme capacità di influenzare le persone che questo blog possiede per segnalarvi l’uscita del secondo disco del gruppo; chi di voi volesse comprarlo (costa poco) può contattarmi in privato per il link di acquisto online.

Ringrazio chi voglia sostenermi, ora come ora i miei averi ammontano più o meno a ciò che indosso.

P.S. La ditta Gedis ha trovato un intoppo, ma credo che a breve rimetterà in sesto il suo piano di conquista delle malleabili menti della gioventù odierna.